La Falconeria, "De
Arte Venandi cum Avibus", come scrisse Federico II di
Svevia, nipote del Barbarossa. L'arte di cacciare con gli
uccelli. Arte? Sì, proprio arte perché tutta
la Falconeria è un intreccio di piccoli capolavori
che portano al risultato finale, ovvero il volo del falco.
E' molto difficile, per chi non li abbia mai visti, comprendere
cosa possa significare vedere questi meravigliosi uccelli
volare, girare in tondo sopra le nostre teste stupite, e poi
tuffarsi in un volo talmente veloce da stupire chiunque.
Il rapporto instaurato tra questi animali e l'uomo è
frutto di un intenso addestramento e costanza verso questi
gioielli della natura. E' il risultato di instancabili cure
e fatiche tutte rivolte al falcone.
 |
Falco pellegrino |
Ma vediamo di cercare un po' nel passato di quest'arte antica
e di capirne meglio le origi-ni.
Le più antiche rappre-sentazioni
dei falchi si ritrovano in Egitto. Tra i geroglifici della
ta-volozza di Narmer, risa-lente alla prima dinas-tia si ritrova
l'imma-gine di un Falco sacro (Falco cherrug). La cosa importante
è però il fatto che gli egiziani riconoscessero
quest'animale come una divinità, e non lo utilizzassero
in realtà per la Falconeria. In lui vedevano il dio
Horus, il dio del sole.
Pur avendo addomesticato diversi animali, non sembra che avessero
fatto altrettanto con i falchi.
Mummie di falchi sono state ritrovate, ma mai viene riportata
affianco ai cadaveri l'attrezzatura che sarebbe necessaria
per praticare la Falconeria, indizio della mancanza di quest'attività.
In Mesopotamia, il simbolo
del potere era un toro alato, legato all'antica religione
di Aura Mazda, un dio raffigurato con doppie ali. Nelle varie
rappresentazioni ci appare la presenza di scene di caccia
ove l'arma più utilizzata è l'arco. Mai è
però riscontrata la presenza dei rapaci.
Il primo indizio certo di
Falconeria risale alla Cina del VII° secolo a.C., in un
libro dove vengono descritte le scene di caccia di un sovrano
del tempo. La Cina era all'epoca estremamente avanzata rispetto
all'Europa, ed è probabile che proprio in essa vi fu
il substrato favorevole per la sua nascita.
Scene di caccia con il falco sono riportate nei disegni e
dipinti murali rinvenuti nelle tombe di dinastia Han (206
a.C.). Altre rappresentazioni risalgono invece alla dinastia
T'ang, ma molto più tardi, ovvero nel 618 d.C.
E' importantissimo sottolineare
come la dinastia Han fu responsabile del fiorire di intensi
scambi commerciali. Difatti da Chang-an (oggi X'ian), che
all'epoca contava due milioni di abitanti, partiva la "Via
della Seta" che arrivava fino a Wuwei, Kashgar, Samarcanda,
Baghdad, Palmira e Antiochia.
Probabilmente è proprio da qui che la falconeria si
diffonde nel mondo arabo, mentre un'altra direttrice si stacca
costeggiando il Lago d'Aral e il mar Caspio verso nord. Procede
poi verso il Kazakistan, la Russia bianca e da Kiev arriva
in Cecoslovacchia, Austria, Germania, Italia, Francia e Spagna.
La Falconeria in Europa si diffonde e si sviluppa dopo il
IV secolo d.C., verosimilmente a causa delle orde di Unni
e Mongoli che erano abili cacciatori.
Possiamo quindi suddividere due grandi direttrici che si dirigono
una verso l'Europa e l'altra verso l'Asia Minore, originando
i due grossi tronconi della Falconeria.
Attualmente tale attività è presente anche in
America, dove viene praticata con successo.
Altre notizie inerenti alla
Falconeria le ritroviamo tra gli scritti di Marziale e Appiano
dove si parla di sparvieri al servizio dell'Imperatore. Nel
330 d.C. invece, Giulio Firmico Materno cita un "nutritores
accipitrinum falconum" e nel 480 Sidonio Apollinare loda
Eudicio, il figlio dell'Imperatore Aviano, per aver introdotto
per primo la caccia coi falchi.
Alcuni importanti interventi
si osservano in ambito religioso e durante l'Impero di Carlo
Magno. Nel 506 d.C. il Consiglio di Agda proibisce agli ecclesiastici
di praticare la Falconeria, proibizione poi ribadita nei concili
di Epaon nel 517 d.C. e di Macon nel 585 d.C., e di ciò
se ne parla anche nella legislazione longobarda.
In seguito Carlo Magno pubblica un editto con cui viene punito
chiunque rubi un falco addestrato, con una multa, oltre che
con la restituzione di un altro falco di pari bravura.
Gli anni passano, e la Falconeria
prende sempre più piede.
Si pensa che in Francia e
Inghilterra e Germania fosse praticata solo dal IV secolo,
mentre in Spagna dal V secolo d.C.. Questa è la direttrice
che possiamo definire europea, poi consolidata con Carlo Magno
e i franchi nell'800 d.C.. L'altra direttrice è quella
portata da Attila fino alle porte di Costantinopoli e che
si stabilizza intorno al 700 con gli arabi che la portarono
fino in Spagna.
La Falconeria araba era più
evoluta di quella europea, e furono proprio essi a introdurre
l'utilizzo del cappuccio per tranquillizzare i falchi sul
pugno.
Con l'avvento della prima Crociata, si incontrano le direttrici
della Falconeria europea e asiatica, e le più evolute
tecniche degli arabi vengono introdotte anche in Europa. Sembra
addirittura che proprio la Falconeria fosse occasione di fraternizzazione
tra i Crociati e i popoli arabi che arrivavano addirittura
a cacciare assieme nei lunghi periodi di tregua.
In Italia appaiono due fronti
diversi nella Falconeria: il primo è quello siciliano
degli arabi e dei nobili normanni, mentre al nord venne appresa
dai Germani. Quando avviene l'unione degli svevi e dei normanni,
queste due direttrici s'incontrano e si fondono. Il primo
cultore siciliano fu il normanno Ruggero II, ma anche Federico
Barbarossa e suo padre praticavano la Falconeria.
Ma l'uomo che ancora oggi
è ricordato, per la Falconeria e per avere introdotto
i principi dello Stato Moderno, è sicuramente l'eclettico
Federico II di Svevia, nipote del Barbarossa. Secondo lui
una giornata senza caccia con il falco era una giornata persa.
Federico, nato nel 1154 a Jesi, in una tenda posta nella piazza
principale della città, ebbe un'infanzia molto particolare
perché crebbe in una corte multietnica, dove si mescolavano
cristiani, ebrei e mussulmani. Probabilmente proprio questo
fu l'humus che permise il fiorire di una mente che riuscì
a dimostrarsi avanti rispetto alla mentalità del suo
tempo.
Federico è così
descritto:
"…la bestia che sorge dal mare carica di nomi blasfemi,
e infuriando con la zampa dell'orso e le fauci del leone,
informata nelle restanti membra a guisa di leopardo spalanca
la bocca ad offesa del Santo Nome senza cessare di scagliare
la stessa lancia sul tabernacolo di Dio e Sui Santi che abitano
nei cieli…" da Gregorio IX, mentre il suo giustiziere,
logoteta Pier delle Vigne lo presentava come "il salvatore
inviato da Dio, il principe della pace, il messia-imperatore".
Una mente intelligente, fine nelle osservazioni che scrisse
nell'incredibile trattato "De Arte Venandi Cum Avibus",
libro sulla Falconeria e osservazioni sull'avifauna. Testo
scritto con la metodica più d'uno scienziato che di
un Imperatore. Ma Federico fu anche l'Imperatore svevo, capace
di vizi e crudeltà che vanno però correttamente
interpretate tenendo conto del tempo e del contesto ove egli
era inserito. Farà imprigionare il figlio e accecherà
il logoteta-amico Pier delle Vigne con una durezza e determinazione
impressionante.
Tuttavia fu proprio lui a
dare una sferzata alla Falconeria, con la produzione del suo
scritto. Federico cacciava spessissimo ed era un abilissimo
e fine Falconiere.
Morirà proprio durante una battuta di caccia, tristemente,
per una febbre intestinale trascurata. La sua morte stimolerà
la nascita di versioni guelfe e ghibelline sulla causa del
suo decesso che non da tutti era considerata del tutto naturale,
e v'era anche chi accusava il figlio Manfredi.
Durante l'assedio di Parma,
Federico si allontana per una battuta di caccia e la sua tenda
viene saccheggiata dal nemico, e da essa sono sottratte alcune
copie, mentre il suo esercito è attaccato e sconfitto.
Dopo la morte dello Stupor
Mundi, nel 1250, all'età di cinquantasei anni, la casa
sveva comincia il suo declino. Nessuno infatti riuscì
forse più ad eguagliare la sua fervida intelligenza
e tolleranza (tolleranza da leggere nei termini del suo tempo).
Nessuno degli eredi svevi riuscirà più a fermare
la discesa di Carlo d'Angiò verso il sud. Tutti gli
eredi svevi verrano uccisi, così per ultimo Corradino
di Svevia, figlio di Corrado, tristemente decapitato dall'esercito
angioino a Tagliacozzo. Evento che sconvolse anche la popolazione
del tempo, per l'uccisione del Sovrano sedicenne.
Ma ciò che gli svevi portarono come innovazioni, non
scomparve mai più. Le Costituzioni Melfitane furono
mantenute e modificate dagli angioini e da quel XIII secolo,
le cose non furono più uguali, qualcosa era cambiato,
il modo di pensare. Un uomo aveva per sempre stravolto la
mentalità del tempo, avviando così il lento
processo che ci ha portati fino ad oggi.
Interessante è che
Federico II indisse nell'aprile del 1240 il "COLLOQUIUM
GENERALE DI FOGGIA, una sorta di assemblea parlamentare di
funzionari imperiali, giustizieri, grandi dignitari della
corte, nobili e giuristi del Regno per fare il punto sullo
stato del Reame e per operare un aggiornamento normativo.
A Foggia, in quella occasione, l'imperatore promulgò
le Novae Constitutiones che aggiornavano quelle melfitane"
[dal Club Federiciani, del dr. Alberto Gentile].
A quel colloquio partecipava per caso anche il giovane Simone
di Monfort, suo cognato, che aveva sposato Eleonora, sorella
d'Isabella d'Inghilterra. Molti anni dopo, nel gennaio del
1265, Simone di Monfort organizza un colpo di stato e fa arrestare
Enrico III, convocando il primo parlamento della storia d'Inghilterra,
basato sull'Assemblea parlamentare convocata da Federico a
Foggia venticinque anni prima.
Dopo questa parentesi sulla
storia federiciana, possiamo dire che i falchi andranno avanti
ad osservare le vicende dell'uomo nei secoli a venire. Gli
stessi falconi ispireranno versi a Dante, Boccaccio e a Shakespeare,
tra le parole di un innamorata Giulietta di un balcone veronese.
"Pst! Romeo, pst! Oh avessi io la voce di un Falconiere,
per chiamare a me questo gentile terzuolo!".
Così scrive Dante Alighieri, nel XIII secolo:
"L'anima che corre
al richiamo
si assomiglia al falcone che vola al logoro
quale il falcon che prima à pié' il mira
indi si volge al grido e si protende
per lo desio del pasto che là il tira
lo spirito disdegnoso si paragona al falcone disilluso
come il falcon, ch'è stato assai sull'ali
che senza veder logoro od uccello
fa dire al falconiere: oimé tu cali,
discend basso onde si mosse snello
per cento ruote e da lungi si pone
del suo maestro disdegnoso e fello"
Il Boccaccio: (1313-1375)
sul Decamerone scrisse una novella su Federigo degli Alberghi,
ovvero gli eccessi dell'amor cortese, che:
"ama e non è amato, ed in cortesia spendendo,
si consuma; e rimagli un sol falcone, il quale, non avendo
altro, dà a mangiare alla sua donna venutagli a casa;
la qual ciò sappiendo, mutata d'animo, il prende per
marito e fallo ricco".
La Falconeria sopravviverà,
avrà importanti ruoli di mediazione nella Venezia del
1400. Sarà poi praticata a Padova, sotto la signoria
dei Carraresi, da cui ci giunge raccolta di leggi che governano
la caccia col falcone. Anche i Gonzaga furono protagonisti
di quest'Arte, ed associata alla Falconeria compare anche
in nomi di Lucrezia Borgia e d'Elisabetta d'Este Gonzaga che
molto apprezzava quest'attività.
Le icone dei falchi saranno riportate su stemmi e su tombe,
ennesimo segno dell'importanza di questi animali nella storia
passata-
Nel Rinascimento, la Falconeria
esplode, raggiungendo il suo massimo assoluto e divenendo
il simbolo della fierezza, forza, bellezza, e dell'indomito
coraggio, ovvero tutte le qualità che il cavaliere
crociato e poi il nobile del Rinascimento, quasi veneravano.
Per il crociato era il simbolo della vittoria sui nemici,
ed essi fuggivano quando egli appariva, così come fuggono
gli uccelli alla vista del falco. Per il nobile medievale
il falco era un importante simbolo che veniva apposto sui
portali dei castelli come stemma araldico.
Nell'anno 1000 i vichinghi
devastano con numerose incursioni le coste dell'Europa. Sugli
elmi dei loro capi compaiono ritte le due ali del più
bel falco che esista sulla terra, il Girifalco (Falco rusticulus).
Simbolo però negativo, l'unione dell'uomo e del falco,
perché nel loro intento c'era la distruzione, l'indurre
paura e il predare.
"Nel Rinascimento non si privilegiava la caccia in quanto
tale ma si pensava che il falco fosse il depositario del potere,
della fierezza e nel confronto, di non essere secondo ad alcuni"
(A. Arpa)
Il valore della Falconeria
oggi non ha più quello sfondo simbolico del passato.
I falchi oggi utilizzati per la pratica della Falconeria sono
tutti obbligatoriamente nati in cattività e nulla è
più sottratto alla Natura.
Oggi la Falconeria non è
più prerogativa di una determinata classe sociale.
Tutti la possono praticare. L'unica cosa richiesta è
il rispetto dell'animale, una profonda passione che deve provenire
dal profondo del nostro essere.
La Falconeria che pratichiamo è un'Arte che nel passato
è stata veicolo di socializzazione, tra le varie correnti
d'Europa e dell'Oriente.
Noi Falconieri vogliamo oggi far sopravvivere questa meravigliosa
arte che, negli anni e nella storia dell'uomo, ha avuto così
tanta importanza, importanza troppo spesso poco ricordata
e conosciuta.
La Falconeria è una
passione molto difficile. Richiede sacrifici e fatica e una
costanza che non deve mai venire meno. Chi la pratica ha in
mano animali preziosi, nobili e da rispettare. Come Falconieri
noi non ammettiamo alcuna forma di esibizionismo. Tale comportamento
è anzi riprovevole e sbagliato.
Questo articolo vuole solamente
aiutare a far comprendere cos'è e cos'è stata
la Falconeria e che importanza abbia avuto nella storia dell'uomo.
Ma sta a chi di voi è interessato comprendere cos'è
la Falconeria vera. E lo capirete solamente quando vedrete
il falco sulle vostre teste volare libero.
CHE COSA E' LA FALCONERIA
LA FALCONERIA
* È volo e caccia con
il falco.
* È un'arte e come l'arte se fosse praticata da tutti
non sarebbe più un'arte
* È una passione sconvolgente, più ne diamo
più ne rimane
* È parte di un sapere esoterico, non tutti vi possono
accedere
* È la simbiosi uomo-falco, due entità che devono
essere complementari per coesistere
* È paura: paura di perdere il falco perché
ciò a volte accade
* È superamento della paura esponendosi sempre per
migliorare i risultati
* È uno sport di rischi e di emozioni violente, non
adatte ai mezzi uomini o ai calcolatori, è sorpresa,
stupore, soddisfazione e insoddisfazione, tutto in positivo
e in negativo
LA FALCONERIA
*Non è una passioncella di una stagione, chi è
falconiere lo rimarrà per sempre
*Non è esibizione, non è ricerca di pubbicità
né di compenso o di comprensione.
*Non è il raggiungimento di piccoli risultati ma di
risultati migliori dei precedenti
*Non è uno sport competitivo
*Non è , come nel passato, prerogativa di nobiltà
l'esercitarla. Oggi chi fosse fortemente motivato la può
praticare a patto di essere in possesso dei requisiti indispensabili
: passione totale ed esclusiva e disponibilità
Federazione Italiana Falconieri

|