STORIA E SIGNIFICATO DELLA FALCONERIA

Spiegare cosa sia la Falconeria alle persone, e far capire cos'è celato in essa, è veramente complesso. Le sue radici prendono linfa dalle immense distese della Cina e della Mongolia, radici messe più di duemila anni fa. I frutti di questa fantastica unione tra rapaci e uomini sono maturati in tutto il mondo, passando per tutto l'Oriente, l'est europeo e l'Europa stessa, ed ormai, anche in America, segnando, sotto gli occhi di questi nobili uccelli, mille storie, trattati e soddisfazioni di singoli uomini.

La Falconeria, "De Arte Venandi cum Avibus", come scrisse Federico II di Svevia, nipote del Barbarossa. L'arte di cacciare con gli uccelli. Arte? Sì, proprio arte perché tutta la Falconeria è un intreccio di piccoli capolavori che portano al risultato finale, ovvero il volo del falco.
E' molto difficile, per chi non li abbia mai visti, comprendere cosa possa significare vedere questi meravigliosi uccelli volare, girare in tondo sopra le nostre teste stupite, e poi tuffarsi in un volo talmente veloce da stupire chiunque.
Il rapporto instaurato tra questi animali e l'uomo è frutto di un intenso addestramento e costanza verso questi gioielli della natura. E' il risultato di instancabili cure e fatiche tutte rivolte al falcone.

Falco pellegrino


Ma vediamo di cercare un po' nel passato di quest'arte antica e di capirne meglio le origi-ni.

Le più antiche rappre-sentazioni dei falchi si ritrovano in Egitto. Tra i geroglifici della ta-volozza di Narmer, risa-lente alla prima dinas-tia si ritrova l'imma-gine di un Falco sacro (Falco cherrug). La cosa importante è però il fatto che gli egiziani riconoscessero quest'animale come una divinità, e non lo utilizzassero in realtà per la Falconeria. In lui vedevano il dio Horus, il dio del sole.
Pur avendo addomesticato diversi animali, non sembra che avessero fatto altrettanto con i falchi.
Mummie di falchi sono state ritrovate, ma mai viene riportata affianco ai cadaveri l'attrezzatura che sarebbe necessaria per praticare la Falconeria, indizio della mancanza di quest'attività.

In Mesopotamia, il simbolo del potere era un toro alato, legato all'antica religione di Aura Mazda, un dio raffigurato con doppie ali. Nelle varie rappresentazioni ci appare la presenza di scene di caccia ove l'arma più utilizzata è l'arco. Mai è però riscontrata la presenza dei rapaci.

Il primo indizio certo di Falconeria risale alla Cina del VII° secolo a.C., in un libro dove vengono descritte le scene di caccia di un sovrano del tempo. La Cina era all'epoca estremamente avanzata rispetto all'Europa, ed è probabile che proprio in essa vi fu il substrato favorevole per la sua nascita.
Scene di caccia con il falco sono riportate nei disegni e dipinti murali rinvenuti nelle tombe di dinastia Han (206 a.C.). Altre rappresentazioni risalgono invece alla dinastia T'ang, ma molto più tardi, ovvero nel 618 d.C.

E' importantissimo sottolineare come la dinastia Han fu responsabile del fiorire di intensi scambi commerciali. Difatti da Chang-an (oggi X'ian), che all'epoca contava due milioni di abitanti, partiva la "Via della Seta" che arrivava fino a Wuwei, Kashgar, Samarcanda, Baghdad, Palmira e Antiochia.
Probabilmente è proprio da qui che la falconeria si diffonde nel mondo arabo, mentre un'altra direttrice si stacca costeggiando il Lago d'Aral e il mar Caspio verso nord. Procede poi verso il Kazakistan, la Russia bianca e da Kiev arriva in Cecoslovacchia, Austria, Germania, Italia, Francia e Spagna.
La Falconeria in Europa si diffonde e si sviluppa dopo il IV secolo d.C., verosimilmente a causa delle orde di Unni e Mongoli che erano abili cacciatori.
Possiamo quindi suddividere due grandi direttrici che si dirigono una verso l'Europa e l'altra verso l'Asia Minore, originando i due grossi tronconi della Falconeria.
Attualmente tale attività è presente anche in America, dove viene praticata con successo.

Altre notizie inerenti alla Falconeria le ritroviamo tra gli scritti di Marziale e Appiano dove si parla di sparvieri al servizio dell'Imperatore. Nel 330 d.C. invece, Giulio Firmico Materno cita un "nutritores accipitrinum falconum" e nel 480 Sidonio Apollinare loda Eudicio, il figlio dell'Imperatore Aviano, per aver introdotto per primo la caccia coi falchi.

Alcuni importanti interventi si osservano in ambito religioso e durante l'Impero di Carlo Magno. Nel 506 d.C. il Consiglio di Agda proibisce agli ecclesiastici di praticare la Falconeria, proibizione poi ribadita nei concili di Epaon nel 517 d.C. e di Macon nel 585 d.C., e di ciò se ne parla anche nella legislazione longobarda.
In seguito Carlo Magno pubblica un editto con cui viene punito chiunque rubi un falco addestrato, con una multa, oltre che con la restituzione di un altro falco di pari bravura.

Gli anni passano, e la Falconeria prende sempre più piede.

Si pensa che in Francia e Inghilterra e Germania fosse praticata solo dal IV secolo, mentre in Spagna dal V secolo d.C.. Questa è la direttrice che possiamo definire europea, poi consolidata con Carlo Magno e i franchi nell'800 d.C.. L'altra direttrice è quella portata da Attila fino alle porte di Costantinopoli e che si stabilizza intorno al 700 con gli arabi che la portarono fino in Spagna.

La Falconeria araba era più evoluta di quella europea, e furono proprio essi a introdurre l'utilizzo del cappuccio per tranquillizzare i falchi sul pugno.
Con l'avvento della prima Crociata, si incontrano le direttrici della Falconeria europea e asiatica, e le più evolute tecniche degli arabi vengono introdotte anche in Europa. Sembra addirittura che proprio la Falconeria fosse occasione di fraternizzazione tra i Crociati e i popoli arabi che arrivavano addirittura a cacciare assieme nei lunghi periodi di tregua.

In Italia appaiono due fronti diversi nella Falconeria: il primo è quello siciliano degli arabi e dei nobili normanni, mentre al nord venne appresa dai Germani. Quando avviene l'unione degli svevi e dei normanni, queste due direttrici s'incontrano e si fondono. Il primo cultore siciliano fu il normanno Ruggero II, ma anche Federico Barbarossa e suo padre praticavano la Falconeria.

Ma l'uomo che ancora oggi è ricordato, per la Falconeria e per avere introdotto i principi dello Stato Moderno, è sicuramente l'eclettico Federico II di Svevia, nipote del Barbarossa. Secondo lui una giornata senza caccia con il falco era una giornata persa.
Federico, nato nel 1154 a Jesi, in una tenda posta nella piazza principale della città, ebbe un'infanzia molto particolare perché crebbe in una corte multietnica, dove si mescolavano cristiani, ebrei e mussulmani. Probabilmente proprio questo fu l'humus che permise il fiorire di una mente che riuscì a dimostrarsi avanti rispetto alla mentalità del suo tempo.

Federico è così descritto:
"…la bestia che sorge dal mare carica di nomi blasfemi, e infuriando con la zampa dell'orso e le fauci del leone, informata nelle restanti membra a guisa di leopardo spalanca la bocca ad offesa del Santo Nome senza cessare di scagliare la stessa lancia sul tabernacolo di Dio e Sui Santi che abitano nei cieli…" da Gregorio IX, mentre il suo giustiziere, logoteta Pier delle Vigne lo presentava come "il salvatore inviato da Dio, il principe della pace, il messia-imperatore".


Una mente intelligente, fine nelle osservazioni che scrisse nell'incredibile trattato "De Arte Venandi Cum Avibus", libro sulla Falconeria e osservazioni sull'avifauna. Testo scritto con la metodica più d'uno scienziato che di un Imperatore. Ma Federico fu anche l'Imperatore svevo, capace di vizi e crudeltà che vanno però correttamente interpretate tenendo conto del tempo e del contesto ove egli era inserito. Farà imprigionare il figlio e accecherà il logoteta-amico Pier delle Vigne con una durezza e determinazione impressionante.

Tuttavia fu proprio lui a dare una sferzata alla Falconeria, con la produzione del suo scritto. Federico cacciava spessissimo ed era un abilissimo e fine Falconiere.
Morirà proprio durante una battuta di caccia, tristemente, per una febbre intestinale trascurata. La sua morte stimolerà la nascita di versioni guelfe e ghibelline sulla causa del suo decesso che non da tutti era considerata del tutto naturale, e v'era anche chi accusava il figlio Manfredi.

Durante l'assedio di Parma, Federico si allontana per una battuta di caccia e la sua tenda viene saccheggiata dal nemico, e da essa sono sottratte alcune copie, mentre il suo esercito è attaccato e sconfitto.

Dopo la morte dello Stupor Mundi, nel 1250, all'età di cinquantasei anni, la casa sveva comincia il suo declino. Nessuno infatti riuscì forse più ad eguagliare la sua fervida intelligenza e tolleranza (tolleranza da leggere nei termini del suo tempo). Nessuno degli eredi svevi riuscirà più a fermare la discesa di Carlo d'Angiò verso il sud. Tutti gli eredi svevi verrano uccisi, così per ultimo Corradino di Svevia, figlio di Corrado, tristemente decapitato dall'esercito angioino a Tagliacozzo. Evento che sconvolse anche la popolazione del tempo, per l'uccisione del Sovrano sedicenne.
Ma ciò che gli svevi portarono come innovazioni, non scomparve mai più. Le Costituzioni Melfitane furono mantenute e modificate dagli angioini e da quel XIII secolo, le cose non furono più uguali, qualcosa era cambiato, il modo di pensare. Un uomo aveva per sempre stravolto la mentalità del tempo, avviando così il lento processo che ci ha portati fino ad oggi.

Interessante è che Federico II indisse nell'aprile del 1240 il "COLLOQUIUM GENERALE DI FOGGIA, una sorta di assemblea parlamentare di funzionari imperiali, giustizieri, grandi dignitari della corte, nobili e giuristi del Regno per fare il punto sullo stato del Reame e per operare un aggiornamento normativo. A Foggia, in quella occasione, l'imperatore promulgò le Novae Constitutiones che aggiornavano quelle melfitane" [dal Club Federiciani, del dr. Alberto Gentile].
A quel colloquio partecipava per caso anche il giovane Simone di Monfort, suo cognato, che aveva sposato Eleonora, sorella d'Isabella d'Inghilterra. Molti anni dopo, nel gennaio del 1265, Simone di Monfort organizza un colpo di stato e fa arrestare Enrico III, convocando il primo parlamento della storia d'Inghilterra, basato sull'Assemblea parlamentare convocata da Federico a Foggia venticinque anni prima.

Dopo questa parentesi sulla storia federiciana, possiamo dire che i falchi andranno avanti ad osservare le vicende dell'uomo nei secoli a venire. Gli stessi falconi ispireranno versi a Dante, Boccaccio e a Shakespeare, tra le parole di un innamorata Giulietta di un balcone veronese.
"Pst! Romeo, pst! Oh avessi io la voce di un Falconiere, per chiamare a me questo gentile terzuolo!".
Così scrive Dante Alighieri, nel XIII secolo:

"L'anima che corre al richiamo
si assomiglia al falcone che vola al logoro
quale il falcon che prima à pié' il mira
indi si volge al grido e si protende
per lo desio del pasto che là il tira
lo spirito disdegnoso si paragona al falcone disilluso
come il falcon, ch'è stato assai sull'ali
che senza veder logoro od uccello
fa dire al falconiere: oimé tu cali,
discend basso onde si mosse snello
per cento ruote e da lungi si pone
del suo maestro disdegnoso e fello"

Il Boccaccio: (1313-1375) sul Decamerone scrisse una novella su Federigo degli Alberghi, ovvero gli eccessi dell'amor cortese, che:
"ama e non è amato, ed in cortesia spendendo, si consuma; e rimagli un sol falcone, il quale, non avendo altro, dà a mangiare alla sua donna venutagli a casa; la qual ciò sappiendo, mutata d'animo, il prende per marito e fallo ricco".

La Falconeria sopravviverà, avrà importanti ruoli di mediazione nella Venezia del 1400. Sarà poi praticata a Padova, sotto la signoria dei Carraresi, da cui ci giunge raccolta di leggi che governano la caccia col falcone. Anche i Gonzaga furono protagonisti di quest'Arte, ed associata alla Falconeria compare anche in nomi di Lucrezia Borgia e d'Elisabetta d'Este Gonzaga che molto apprezzava quest'attività.
Le icone dei falchi saranno riportate su stemmi e su tombe, ennesimo segno dell'importanza di questi animali nella storia passata-

Nel Rinascimento, la Falconeria esplode, raggiungendo il suo massimo assoluto e divenendo il simbolo della fierezza, forza, bellezza, e dell'indomito coraggio, ovvero tutte le qualità che il cavaliere crociato e poi il nobile del Rinascimento, quasi veneravano. Per il crociato era il simbolo della vittoria sui nemici, ed essi fuggivano quando egli appariva, così come fuggono gli uccelli alla vista del falco. Per il nobile medievale il falco era un importante simbolo che veniva apposto sui portali dei castelli come stemma araldico.

Nell'anno 1000 i vichinghi devastano con numerose incursioni le coste dell'Europa. Sugli elmi dei loro capi compaiono ritte le due ali del più bel falco che esista sulla terra, il Girifalco (Falco rusticulus). Simbolo però negativo, l'unione dell'uomo e del falco, perché nel loro intento c'era la distruzione, l'indurre paura e il predare.
"Nel Rinascimento non si privilegiava la caccia in quanto tale ma si pensava che il falco fosse il depositario del potere, della fierezza e nel confronto, di non essere secondo ad alcuni" (A. Arpa)

Il valore della Falconeria oggi non ha più quello sfondo simbolico del passato. I falchi oggi utilizzati per la pratica della Falconeria sono tutti obbligatoriamente nati in cattività e nulla è più sottratto alla Natura.

Oggi la Falconeria non è più prerogativa di una determinata classe sociale. Tutti la possono praticare. L'unica cosa richiesta è il rispetto dell'animale, una profonda passione che deve provenire dal profondo del nostro essere.
La Falconeria che pratichiamo è un'Arte che nel passato è stata veicolo di socializzazione, tra le varie correnti d'Europa e dell'Oriente.
Noi Falconieri vogliamo oggi far sopravvivere questa meravigliosa arte che, negli anni e nella storia dell'uomo, ha avuto così tanta importanza, importanza troppo spesso poco ricordata e conosciuta.

La Falconeria è una passione molto difficile. Richiede sacrifici e fatica e una costanza che non deve mai venire meno. Chi la pratica ha in mano animali preziosi, nobili e da rispettare. Come Falconieri noi non ammettiamo alcuna forma di esibizionismo. Tale comportamento è anzi riprovevole e sbagliato.

Questo articolo vuole solamente aiutare a far comprendere cos'è e cos'è stata la Falconeria e che importanza abbia avuto nella storia dell'uomo. Ma sta a chi di voi è interessato comprendere cos'è la Falconeria vera. E lo capirete solamente quando vedrete il falco sulle vostre teste volare libero.

CHE COSA E' LA FALCONERIA LA FALCONERIA

* È volo e caccia con il falco.
* È un'arte e come l'arte se fosse praticata da tutti non sarebbe più un'arte
* È una passione sconvolgente, più ne diamo più ne rimane
* È parte di un sapere esoterico, non tutti vi possono accedere
* È la simbiosi uomo-falco, due entità che devono essere complementari per coesistere
* È paura: paura di perdere il falco perché ciò a volte accade
* È superamento della paura esponendosi sempre per migliorare i risultati
* È uno sport di rischi e di emozioni violente, non adatte ai mezzi uomini o ai calcolatori, è sorpresa, stupore, soddisfazione e insoddisfazione, tutto in positivo e in negativo

LA FALCONERIA


*Non è una passioncella di una stagione, chi è falconiere lo rimarrà per sempre
*Non è esibizione, non è ricerca di pubbicità né di compenso o di comprensione.
*Non è il raggiungimento di piccoli risultati ma di risultati migliori dei precedenti
*Non è uno sport competitivo
*Non è , come nel passato, prerogativa di nobiltà l'esercitarla. Oggi chi fosse fortemente motivato la può praticare a patto di essere in possesso dei requisiti indispensabili : passione totale ed esclusiva e disponibilità

Federazione Italiana Falconieri